
TERME ALBERGO TOMASSI
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LE NOSTRE ACQUE
Le acque presenti al Centro Termale Tomassi sono di tipo Solfureo; escono spontaneamente dal sottosuolo ad una temperatura che va dai 34° ai 68°
Sono denominate solfuree le acque che possiedono una quantità pari o superiore ad 1 mg di H2S (acido solfidrico) per litro.
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Nelle acque solfuree lo zolfo si trova in forma bivalente a differenza delle solfate dove è esavalente. L'idrogeno solforato può trovarsi in soluzione libero o combinato in base all'equilibrio H2S = H+ + HS-
Il pH è determinante perché l'equilibrio sia spostato in una delle
due direzioni: se la soluzione è acida si sposta verso sinistra
liberando gas, se è alcalina prevarrà invece la quota dissociata. |
Le acque solfuree andrebbero preferibilmente utilizzate sul posto con apparecchi direttamente alimentati dalla sorgente. I processi di imbottigliamento, stoccaggio, conservazione, apertura dei contenitori e immissione nelle apparecchiature per l'utilizzo comportano necessariamente una perdita di gas che sarà tanto minore quanto più saranno perfezionate le tecniche utilizzate.
Le acque solfuree possono contenere, oltre ai composti dello zolfo bivalente, anche altri elementi in quantità apprezzabile e tra questi i solfati, l'anidride carbonica, cloruri e sodio, ioduri e bromuri, bicarbonati, calcio, etc.
Muffe
Data
la tossicità cellulare dell'H2S solo i solfobatteri e poche altre
specie di microorganismi possono vivere nelle acque solfuree. I solfobatteri
sono in grado di ossidare l'anidride solforosa a zolfo in seguito ad acido
solforico e di ridurre i solfati a solfuri. In genere quest'ultimo processo
avviene a temperature di circa 37°C.
Colonie di solfobatteri, alghe e protozoi possono dare origine in prossimità
della sorgente ed in particolari condizioni di temperatura ed illuminazione a
complesse vegetazioni denominate "muffe". Il termine in realtà è
improprio in quanto le alghe prevalgono nettamente e sono costituite soprattutto
da Leptotricee, Oscillarie, Beggiatoe e Bacteriacee.
Se le vegetazioni sono particolarmente rigogliose, i blocchi di muffe denominati
"placente" possono essere utilizzati in terapia per applicazioni esterne come i
fanghi.
Azioni biologiche
Le
acque solfuree sono tra le più studiate e di conseguenza si ha una maggiore
conoscenza delle azioni biologiche.
I composti solfurei vengono assorbiti dall'organismo sia con metodiche
crenoterapiche interne (bibita, aerosol, irrigazioni, etc.) che esterne (fango,
bagno, etc.). In ogni caso la via elettiva di eliminazione dell'H2S è
il polmone ed esiste inoltre uno spiccato organotropismo per le strutture
articolari. Questo spiega l'indicazione in terapia delle patologie di questi
distretti corporei.
L'assorbimento attraverso la cute, le mucose delle vie respiratorie, vaginali e
l'apparato gastroenterico è stato provato ed ampiamente documentato.
Azione sul sistema
neurovegetativo
Le
acque solfuree stimolano il sistema nervoso parasimpatico. Il risultato è una
cospicua vasodilatazione capillare con aumento della permeabilità vasale
(evidente soprattutto a livello polmonare) riduzione della pressione arteriosa
sistemica, bradipnea e bradicardia.
Azione sui
meccanismi di difesa ed antiinfiammatoria
Sembra che le acque solfuree siano in grado di stimolare l'organismo a
difendersi sia nei confronti degli stimoli infiammatori endogeni che degli
agenti proinfiammatori esterni.
Lo stimolo sul sistema reticolo-endoteliale comporta un'esaltazione della
reattività istogena ed umorale che si traduce in un'azione antiinfiammatoria.
Interessanti osservazioni sono state compiute sul potenziamento della produzione
anticorpale. Si è osservato un aumento significativo a livello mucoso di IgA
secretorie e delle IgG e IgM circolanti.
Numerosi altri studi hanno evidenziato l'attività antiflogistica delle acque
solfuree descrivendone l'azione antijaluronidasica, la depressione del
metabolismo dell'acido condroitinsolforico esaltato in condizioni di flogosi, la
regolazione della sintesi di prostaglandine, etc.
Azione antitossica
Questa azione è probabilmente in relazione con la stimolazione del SRE. Esiste
tuttavia un meccanismo diretto.
Sono state accertate azioni antitossiche su diverse sostanze organiche e
metalli, tra i quali ricordiamo il piombo, il bismuto, il fosforo, le tossine
botulinica e difterica.
Azione sul fegato.
I
composti dello zolfo vengono metabolizzati ed utilizzati a livello epatico.
E' stato dimostrato che le acque solfuree sono in grado di proteggere la cellula
epatica dalla degenerazione grassa indotta da tetracloruro di carbonio (CCl4),
arsenico, fosforo e dalla necrosi indotta dal fenolo.
Esiste anche un'azione delle acque solfuree sul metabolismo protidico
evidenziata dalla riduzione dell'azotemia.
Si è osservato inoltre un miglioramento dei quadri disprotidemici ed un aumento
dell'attività protrombinica.
Riguardo il metabolismo glucidico osserviamo un aumento del glicogeno epatico e
riduzione della glicemia. In sintesi possiamo affermare che le acque solfuree
imprimono uno stimolo al trofismo ed all'attività delle cellule epatiche.
E' discussa la teoria secondo la quale a livello pancreatico le acque solfuree
promuovono la secrezione di insulina. Alla base delle azioni sul metabolismo
probabilmente è la stimolazione vagale in quanto la vagotomia e la
somministrazione di atropina sono in grado di annullarle.
Azione sulla
muscolatura liscia e sulla secrezione digestiva
Soprattutto per la stimolazione parasimpatica le acque solfuree possono indurre
broncocostrizione, aumentano la motilità intestinale, la secrezione gastrica, la
coleresi e la motilità delle vie biliari. Nei casi in cui siano presenti
patologie ipercinetiche, l'acqua solfurea può provocare spasmi e favorire l'incuneamento
di calcoli nelle vie biliari.
Azione sulle mucose e sul muco
L'H2S provoca intensa vasodilatazione con aumento della pervietà
capillare nella sottomucosa. A livello polmonare si genera un edema che,
interessando la mucosa, ne provoca l'esfoliazione e la conseguente rigenerazione
dell'epitelio. Contemporaneamente, per le azioni fluidificanti specifiche ed
aspecifiche, si ha un aumento dell'escreato.
La stimolazione vagale comporta un aumento della secrezione sierosa bronchiale.
Tuttavia esiste un'attività mucolitica più diretta: l'H2S riduce i
ponti disolfurici delle mucoproteine fibrillari scomponendo le fibre
mucoproteiche.
Recentemente studi su animali da esperimento sottoposti ad inalazioni di
sostanze tossiche hanno evidenziato il ruolo protettivo sulla mucosa e sulla
produzione di surfactante di numerose acque minerali comprese le sulfuree.
Azione
sull'apparato locomotore
Le
acque solfuree esercitano a livello delle strutture para e periarticolari
numerose azioni. Rivolgiamo l'attenzione soprattutto sugli effetti trofici nei
confronti della cartilagine e dei tessuti connettivi.
Nelle patologie articolari croniche è documentata una perdita del 30% circa di
zolfo legata ad una diminuzione dell'acido condroitinsolforico nelle
cartilagini. Essendo provato l'organotropismo per le cartilagini dell'H2S
somministrato con metodiche crenoterapiche si può supporre che l'utilizzo di
acque solfuree agisca come terapia integrativa. Resta tuttavia il dubbio che la
quota di H2S assorbita con le metodiche crenoterapiche attraverso la
cute sia troppo esigua.
E' tuttavia ipotizzato che lo zolfo agisca come oligoelemento attivando processi
enzimatici che possono rendere ragione degli effetti terapeutici delle acque
solfuree sulle cartilagini articolari.
Da molti prospettata ma poco studiata è l'azione di inibizione che le acque
solfuree esercitano sui processi fibrotici.
In vitro l'H2S è in grado di attivare le collagenasi, enzimi che
aggrediscono le fibre di collagene e le rendono digeribili da parte delle
proteasi.
Un sistema di attivatori ed inibitori controlla il processo di aggregazione
delle fibre collagene. Diverse patologie che interessano il tessuto connettivo
comportano una alterazione dell'equilibrio con risultati che possono essere
destruenti o evolventi in fibrosi.
Numerosi Autori ritengono che la crenoterapia solfurea sia in grado di
"attenuare le reazioni connettivali eccessive" contrastando processi fibrotici
abnormi.
Azioni sulla cute
A
livello cutaneo le acque solfuree esercitano essenzialmente azioni plastiche ed
antiseborroiche. E' noto che a pH cutaneo acido l'H2S stimoli la
proliferazione dello strato spinoso esercitando una azione cheratoplastica.
Sullo strato corneo lo zolfo possiede proprietà esfolianti e cheratolitiche,
accentuate in ambiente alcalino quando l'elemento si trova soprattutto sotto
forma di SH-. Il bisolfuro è infatti in grado di ridurre, e quindi di
scindere, i ponti disolfuro della cistina liberando le due molecole di cisteina.
Anche parte dell'azione antiseborroica sembra legata a questo meccanismo che
sarebbe in grado di contrastare il processo di differenziazione delle cellule
sebacee. L'azione antiseborroica è legata anche alle proprietà esfolianti e
detergenti, in quanto nello strato corneo si raccoglie una grande quantità di
lipidi, nonché antimicrobiche.
Azione antisettica
Le
proprietà batteriostatiche ed antimicotiche dell'H2S sembrano
riconducibili al potere riducente. L'acido solfidrico tende ad ossidarsi con
formazione di solfati e zolfo allo stato nascente sottraendo ossigeno ai
microorganismi. Probabilmente l'azione germicida è da attribuire alla formazione
di acido pentationico da parte di alcuni batteri e/o processi enzimatici.
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